L’industria della cannabis ha subito notevoli cambiamenti durante gli ultimi mesi, modellando, passo dopo passo, il modo in cui vediamo l’uso della cannabis terapeutica e combattendo i restanti pregiudizi attorno a questa alternativa naturale.

Grazie alle nuove scoperte scientifiche e alla necessità dei pazienti di accedere a questo trattamento alternativo, i governi hanno ricevuto forti pressioni per cambiare la legislazione, al fine di facilitare e controllare l’accesso alla sostanza. In questo articolo, andremo a sottolineare alcuni tra i più importanti episodi e situazioni che hanno reso possibile l’uso terapeutico della cannabis medicinale.

Consenso generale sull’uso della cannabis terapeutica e sulla sua regolamentazione.

Secondo un documento informativo pubblicato dal IDPC (International Drug Policy Consortium) nel 2018, si possono distinguere due principali regolamentazioni:

  1. Le prime normative sono quelle nate dalla volontà del governo di migliorare la salute pubblica e rappresentano i risultati di una politica. Nella maggior parte dei casi questa regolazione coesiste anche con un uso ricreativo della cannabis. Il più famoso esempio è rappresentato dal Canada. Il paese permette la vendita di cannabis secondo specifiche regolazioni regionali.
  2. Le seconde regolamentazioni sono quelle in cui la riforma legislativa è stata avviata grazie alla spinta di iniziative popolari e pressioni sociali. Questo tipo di riforma coprirebbe la necessità di alcuni pazienti nel rispetto di determinati requisiti e permetterebbe l’accesso alla cannabis solamente come farmaco. Dobbiamo evidenziare il caso del Regno Unito. Questo paese sta offrendo licenze legali ai pazienti che ottemperano a specifici requisiti, consentendo loro l’accesso ai farmaci a base di cannabis.

Su che basi si stabiliscono le nuove normative?

Il maggior impedimento all’interno dell’industria della cannabis terapeutica, oltre al pregiudizio, è stato il suo totale divieto. Nella Convenzione unica sugli stupefacenti, che risale al 1961, la cannabis fu proibita a livello internazionale e di conseguenza la ricerca medica e scientifica su questa sostanza venne lasciata indietro.

Al giorno d’oggi, per adottare nuove regolamentazioni che permetterebbero l’accesso e l’uso della cannabis terapeutica, i paesi devono avere evidenze assolute ed incontrovertibili sull’uso terapeutico di questa sostanza, requisiti non necessari per gli altri trattamenti medici. Inoltre, al fine di rendere una normativa attuabile, si devono stabilire forti basi tramite inconfutabili evidenze scientifiche. Ciò è qualcosa che l’industria della cannabis terapeutica ancora non possiede, dal momento che la ricerca sull’argomento è stata per molti anni limitata.

D’altro canto, la pianta di cannabis presenta una grande varietà di componenti, tra cui oltre 100 differenti tipi di cannabinoidi, varie tipologie di terpeni, flavonoidi, ecc. Di conseguenza però, la complessità della stessa pianta ed i limiti legali che la ricerca deve affrontare ostacolano l’investigazione. Pertanto, costruire forti fondamenti scientifici, richiesti dal quadro legale, per autorizzare la cannabis terapeutica, diventa un compito altamente complesso.

Sintesi dei paesi propensi a regolare la cannabis terapeutica

Questa sezione sarà incentrata sui paesi Europei che hanno o svilupperanno una base legale che permetta l’accesso controllato alla cannabis terapeutica.

Regno Unito

I casi di due bambini, con un grave tipo di Epilessia e bisognosi di cannabis terapeutica, spinsero il Dipartimento di Salute a concedere licenze d’emergenza, al fine di permettere ai bambini di aver accesso alla medicazione richiesta. Conseguenzialmente, venne sviluppato un processo d’accesso alla sostanza.

Innanzitutto, le uniche condizioni per cui la cannabis terapeutica è consentita sono: Spasticità, associata alla Sclerosi Multipla, nausea e vomito indotti dalla chemioterapia (CINV) ed Epilessia refrattaria.

In secondo luogo, solamente i pazienti per cui tutti i tipi di trattamento convenzionali hanno fallito possono candidarsi per una licenza, fintanto che esista la prova che la cannabis possa aiutare con la loro condizione e dopo essere stati visitati da un consulente medico esperto sull’argomento. Solo dopo aver ottemperato a tutti questi requisiti, il Dipartimento della Salute determinerà se il paziente può avere accesso ai farmaci a base di cannabis.

Alcuni settori (come quello dei pazienti e dei professionisti) si sono lamentati di questa nuova legislazione, sostenendo che, invece di aprire le porte, ciò sta limitando ancor di più la situazione, dal momento che un paziente che non abbia le dette condizioni mediche non potrebbe candidarsi per una licenza. In aggiunta, nel caso in cui trovasse il modo di candidarsi, ricevere la copertura sanitaria per il trattamento non è attualmente concessa dal SSN ed il costo di tale trattamento può raggiungere il migliaio di pound all’anno.

Germania

La Germania è stata uno dei primi paesi al mondo ad includere la cannabis terapeutica nella copertura sanitaria, sia pubblica che privata. La cannabis medica è stata legalizzata in Germania nel 2017 ed i dottori hanno la possibilità di prescrivere farmaci aventi Tetraidrocannabinolo (THC), principalmente in forma di fiori o estratti, a pazienti con gravi condizioni mediche.

Le compagnie di assicurazione medica hanno programmato uno schema di rimborsi. Per iniziare il trattamento con cannabis terapeutica, i pazienti devono compilare un’istanza alla compagnia medica assicurativa. Le compagnie assicurative possono rifiutare le domande se avessero delle valide ragioni. Al contempo, il governo tedesco ha anche stabilito un’agenzia per la cannabis, facente parte dell’Istituto Federale tedesco dei Farmaci e Dispositivi Medici (BfArM). In aggiunta, le imprese possono candidarsi per ottenere una licenza per la coltivazione, se possiedono abbastanza esperienza nella coltivazione della cannabis e il BfArM permette loro di collaborare con coltivatori internazionali e con esperienza con la cannabis, al fine di candidarsi per la licenza. Si può pertanto affermare che la Germania coltiverà cannabis terapeutica durante questo 2019.

Italia

Successiva nella lista, troviamo l’Italia. Il Ministro della Salute italiano ha lanciato nel 2015 il progetto delle “formulazioni galeniche a base di cannabis”. Con questa nuova legislazione, i dottori possono prescrivere cannabis terapeutica per trattare ogni condizione, fintanto che esista abbastanza letteratura scientifica a sostegno del suo utilizzo nella specifica condizione medica.

Non appena il paziente è in possesso della prescrizione del dottore, essa viene data al farmacista. Il farmacista ha un ruolo cruciale in questo processo, dal momento che è colui incaricato di far richiesta per ottenere cannabis terapeutica da una entità ufficiale, riconosciuta dal governo. Una di queste entità ufficiali riconosciute è lo “Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare”, uno stabilimento farmaceutico militare incaricato della produzione di farmaci per condizioni rare.

Non appena il farmacista ha fatto richiesta ufficiale di cannabis terapeutica ad una di queste entità, riceve i fiori e può quindi elaborare il farmaco richiesto, nella forma prescritta dal dottore. Il Sistema Sanitario pubblico coprirà il costo del trattamento per qualunque delle seguenti condizioni: Sclerosi Multipla, Dolore cronico, Anoressia, HIV, CINV e Sindrome di Tourette, ma solo se è stato dimostrato che i trattamenti convenzionali hanno precedentemente fallito sul paziente, dal momento che i farmaci convenzionali rimangono sempre la prima scelta per il settore medico e per i dottori.

Questo progetto mira a controllare la quantità di cannabis terapeutica prodotta nel paese, affida un ruolo cruciale al farmacista e permette la formulazione di un prodotto standardizzato. Al contempo, il dottore deve anche specificare quale varietà e quale via di amministrazione deve essere utilizzata dal paziente.

Danimarca

Il Parlamento danese decise di iniziare nel Gennaio 2018 il “Programma Pilota sulla Cannabis Terapeutica”, che permette ai dottori di prescrivere prodotti a base di cannabis. Questo programma pilota durerà quattro anni e mira ad offrire ai pazienti una base giuridica sulla quale testare i farmaci a base di cannabis, se gli altri trattamenti standard hanno fallito.

Le sostanze a base di cannabis consentite all’interno del programma sono controllate e standardizzate, ma non sono state accettate come farmaci. In aggiunta, le sostanze non sono ancora state testate in studi clinici e pertanto i dottori possiedono poche informazioni sui loro effetti collaterali. L’Agenzia danese dei medicinali ha stabilito restrizioni in merito a quali possono essere le condizioni mediche per cui sarebbe possibile utilizzare la cannabis terapeutica. Queste includono la Sclerosi Multipla, i dolorosi spasmi causati da danni alla colonna vertebrale, CINV e dolore neuropatico. L’intenzione è di determinare una base più adeguata per i farmaci a base di cannabis entro la fine del programma pilota.

Paesi Bassi

Questa nazione classifica le sostanze all’interno del Opium Act (una sezione legale che riguarda i farmaci psicotropici) e, diversamente da altre nazioni, l’Olanda colloca la cannabis sotto una classificazione inferiore (Categoria II del Opium Act). In aggiunta, nel 2001, venne creato l’Office of Medical Cannabis (OMC). L’OMC è l’agenzia responsabile della vendita e produzione della cannabis terapeutica nel paese. La qualità della cannabis è costantemente controllata tramite test condotti da laboratori ufficiali. Tutta la cannabis che passa dall’OMC è stata prodotta da Bedrocan. Bedrocan è l’unica compagnia dei Paesi Bassi avente la licenza del Ministero Olandese della Salute per produrre cannabis flos (fiori femmina essiccati). Questi flos possono quindi essere comprati dalle farmacie con una prescrizione fornita precedentemente da un dottore.

In Olanda, i dottori hanno l’autorità e la libertà di decidere quando prescrivere cannabis. L’unico requisito è che tutti i trattamenti convenzionali abbiano precedentemente fallito con il paziente e la cannabis terapeutica è l’ultima opzione rimasta. I dottori devono pertanto determinare la varietà necessaria per il paziente, sebbene sia limitata a quelle varietà attualmente fornite da Bedrocan. Ad oggi, esistono 5 tipi di cannabis terapeutica: Bedrocan, Bedrobinol, Bedica, Bediol e Bedrolite. Tutte queste sono prodotte da Bedrocan e presentano differenti quantità di THC e CBD. Determinare quale sia quella di cui il paziente ha bisogno verrà deciso in base alle necessità cliniche del paziente.

L’Olanda è un singolare esempio, dal momento che non presenta lo stigma ancora presente negli altri paesi. Prescrivere cannabis terapeutica è abbastanza comune ed i dottori non devono far fronte ai pregiudizi o al rischio di rovinare la propria reputazione.

Le conseguenze della legalizzazione dell’uso della cannabis medicinale

Nel documento informativo pubblicato dal IDPC vennero studiate e chiarite le conseguenze della legalizzazione della cannabis terapeutica. È stato dichiarato in molte occasioni che permettere alle persone di accedere alla cannabis terapeutica potrebbe facilmente spingere gli individui ad un suo illecito uso ricreativo. Tuttavia però questa affermazione non sembra rappresentare la realtà. Per esempio, l’uso ricreativo della cannabis tra gli adolescenti è rimasto invariato, nelle parti degli Stati Uniti dove l’uso medicinale è permesso. Inoltre, non è stato registrato alcun aumento degli incidenti stradali, in quei quadri giuridici dove la cannabis terapeutica è consentita.

In fine, non sono state riportate morti causate da intossicazioni da cannabis. Al contrario, quei pazienti a cui veniva amministrata cannabis terapeutica mostrarono un migliore tasso di sopravvivenza e migliore qualità di vita.

Cannabis terapeutica riconosciuta come una necessità

In una storica dichiarazione pubblicata dall’Organizzazione mondiale della Salute (OMS), nel Gennaio di quest’anno, il Comitato degli Esperti sulla Farmacodipendenza (ECDD) ha raccomandato che la cannabis e la resina di cannabis vengano rimosse dalla Categoria IV della Convenzione Unica sugli Stupefacenti. Ciò significa che la OMS consiglia di smettere di considerare la cannabis come una sostanza pericolosa ed incoraggia le istituzioni a riconoscere la sua importanza terapeutica. Invece, nella proposta di legge del Parlamento Europeo del 2018, è stato riconosciuto, tra l’altro, che la ricerca sulla cannabis medicinale ha ricevuto risultati insufficienti e che gli usi terapeutici della cannabis devono essere riconosciuti come prioritari.

Il fatto che due entità come la OMS e il Parlamento Europeo parlino della cannabis significa che molte istituzioni ufficiali stanno iniziando ad essere coscienti della necessità medica di utilizzare la cannabis e sono propensi a rompere quelle frontiere tra la ricerca ed il pregiudizio.

È chiaro infatti che sta aumentando l’informazione tra i governi ed il pubblico. La IDPC ha raccomandato ai governi di includere i pazienti all’interno del processo decisionale, offrendo assistenza tecnica ai dottori, migliorando l’educazione pubblica in relazione alla cannabis e permettendo e promuovendo la ricerca. Questi aspetti sono cruciali se volessimo essere propensi ad utilizzare la cannabis come medicina.

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Il vigente quadro giuridico europeo sull’uso della Cannabis terapeutica
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