L’epilessia è uno dei problemi neurologici più comuni in tutto il mondo. Il termine “epilessia” include un gran numero di differenti sindromi, delle quali la caratteristica principale è la tendenza a ricorrenti crisi convulsive involontarie (due o più).

[1]

Quali sono le cause attuali dell’epilessia?

L’epilessia si verifica come conseguenza delle seguenti cause:[2]

  1. Idiopatica (origine sconosciuta)
    1. Epilessie pure dovute dal disturbo di un singolo gene (es. grave epilessia mioclonica o Sindrome di Dravet)
    2. Epilessie pure con ereditarietà complessa (es. epilessia idiopatica generalizzata, epilessie parziali benigne dell’infanzia)
  2. Sintomatica (associata ad anomalie anatomiche)
    1. Causa principalmente genetica o dello sviluppo
      • Sindrome d’epilessia infantile (es. Sindrome di Lennox-Gastaut)
      • Epilessia mioclonica progressiva (spasmi di uno o più muscoli)
      • Sindromi neurocutanee (e. g. Neurofibromatosi)
      • Altri disturbi neurologici monogenici (es. Disturbo da carenza del CDKL5)
      • Disturbi della funzione cromosomica (es. Sindrome di Down)
      • Anomalie dello sviluppo della struttura cerebrale
    2. Cause per lo più acquisite
      • Sclerosi ippocampale
      • Cause perinatali ed infantili
      • Trauma cerebrale, tumore o infezione
      • Disturbo cerebrovascolare
      • Disturbi immunologici cerebrali
      • Condizioni degenerative ed altre neurologiche
    3. Provocata (un fattore sistemico ambientale o specifico rappresenta la causa predominante. Casi di resistenza ai farmaci
      1. Fattori scatenanti (es. febbre, convulsioni indotte dai farmaci, stress, mancanza di sonno)
      2. Epilessie riflesse (es. epilessie fotosensibili)
    4. Criptogenetica (una presunta natura sintomatica per la quale non è stata identificata la causa)

Quali sono i segni ed i sintomi?

L’epilessia è definita dall’apparizione di due o più convulsioni involontarie. Le convulsioni sono brevi episodi di movimenti involontari che possono coinvolgere l’intero corpo (generalizzate) o una parte del corpo (parziali) e talvolta sono accompagnate da perdita di coscienza e di controllo delle funzioni della vescica e dell’intestino. Eccessive scariche elettriche nel cervello causano le convulsioni.

Le convulsioni possono variare da intervalli dello stato d’attenzione o spasmi muscolari a gravi convulsioni, così come nella frequenza, da 1 all’anno a molte nel giorno. I sintomi ed i segni variano e dipendono dalla parte del cervello in cui disturbo iniziale si verifica e fino a che punto si diffonde. Si verificano temporaneamente perdita di coscienza o di attenzione e disturbi delle funzioni cognitive, dell’umore, della sensibilità (tra cui gusto, udito e vista) o del movimento.

Trattamento ed efficacia

Le convulsioni possono essere controllate in circa il 70% dei bambini e nel 60% degli adulti. Il resto risponde insufficientemente o potrebbe richiedere terapie chirurgiche[3].

Il CBD nell’epilessia

In un’ottica medica, l’epilessia refrattaria rimane un’area d’interesse scientifico, dal momento che il 35% dei pazienti continua a soffrire di attacchi epilettici, nonostante le terapie in corso. Studi recenti si sono concentrati sui benefici del cannabidiolo (CBD), un prodotto a base di marijuana senza proprietà psicoattive, utilizzato per diminuire la frequenza delle crisi epilettiche.

Studi preclinici hanno mostrato un effetto convulsivo dall’utilizzo di CBD puro in animali che soffrivano di epilessia (generalizzata o parziale). Al contempo però, studi clinici controllati dell’utilizzo di CBD puro in umani hanno mostrato risultati contrastanti.

In quel periodo, in Colorado (USA), una famiglia iniziò ad esplorare un trattamento coadiuvante con una varietà di cannabis ad alto contenuto di CBD per loro figlia, Charlotte Figi, una bambina con la Sindrome di Dravet. La famiglia, dopo 20 mesi, riportò una riduzione della frequenza delle convulsioni, da otre 300 alla settimana a meno di 3 al mese. Charlotte tornò anche a parlare e a camminare di nuovo. In questo contesto, un crescente interesse dei medici e delle famiglie, per una migliore regolazione di questo farmaco, ha spinto l’iniziativa di condurre ulteriori studi, facilitando sia l’approvazione da parte dell’Amministrazione Farmaceutica Federale, nel Giugno 2018, di un nuovo estratto puro al 99% per uso orale (Epidiolex), che la collocazione della cannabis medicinale nella categoria V dell’Atto delle Sostante Controllate, da parte della Drug Enforcement Administration, nel Settembre 2018.

Nel 2019, un gruppo di ricercatori analizzò vari articoli scientifici pubblicati su questo estratto orale di CBD puro come terapia aggiuntiva per il trattamento dell’epilessia refrattaria. In due sindromi epilettiche principalmente infantili, Lennox-Gastaut e Sindrome di Dravet, le crisi convulsive diminuirono del 50%. In aggiunta, nei pazienti con epilessia resistente ai trattamenti con eziologie multiple, furono osservati benefici simili. Inoltre, venne osservata un’eliminazione o riduzione dei dosaggi del farmaco anticonvulsivo quando si assumeva olio di CBD. Il cannabidiolo è metabolizzato dal citocromo P450 (un gruppo di proteine nel fegato), lo stesso sistema utilizzato da alcuni farmaci anticonvulsivi, dimostrando un possibile contributo della sua efficacia come terapia aggiuntiva. Pertanto, è possibile una riduzione di alcune dosi di anticonvulsivi quando si assume CBD. In generale, il CBD era ben tollerato, anche ad alte concentrazioni.

Ciò nonostante, le proprietà anticonvulsive rimangono ancora poco chiare. Gli effetti del CBD sui recettori cannabinoidi (CB1/CB2) potrebbero non rappresentare la completa spiegazione, sebbene però la motivazione potrebbe essere relazionata con il sistema endocannabinoide, in particolare all’inibizione della degradazione dell’anandamide, che genera una diminuzione dell’eccessiva attività neuronale[4]. L’effetto anticonvulsivo dovuto all’azione antinfiammatoria del CBD è stato mostrato dall’inibizione della ricaptazione dell’adenosina o dalla modulazione del rilascio del TNF-alfa.

Un altro studio del 2019 si focalizzò sull’efficacia e la sicurezza del cannabidiolo nell’epilessia. La sonnolenza era il più comune effetto collaterale negativo associato al clobazam. La co-somministrazione di valproate aumentò anche i livelli di transaminasi, ma con reversibilità all’interruzione del CBD. In breve quindi, come membro della categoria V, il CBD è sicuro. Sfortunatamente però, l’olio di CBD approvato per uso farmaceutico è costoso. In aggiunta, è importante avere un’adeguata supervisione medica per prescrivere il CBD come anticonvulsivo, così come per gestire la validità del prodotto, gli effetti collaterali e le interazioni con gli altri farmaci[5].

Il potenziale della terapia con CBD nell’epilessia è reale, ma sono necessari ulteriori studi per comprendere appieno il completo meccanismo d’azione.

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[1] Chang, B. S., & Lowenstein, D. H. (2003). Epilepsy. New England Journal of Medicine, 349(13), 1257–1266. doi:10.1056/nejmra022308

[2] Shorvon, S. D. (2011). The etiologic classification of epilepsyEpilepsia, 52(6), 1052–1057. doi:10.1111/j.1528-1167.2011.03041.x

[3] “Epilepsy Fact sheet”WHO. February 2019. Archived from the original on 11 March 2016. Retrieved 4 March 2016.

[4] Sekar, K., & Pack, A. (2019). Epidiolex as adjunct therapy for treatment of refractory epilepsy: a comprehensive review with a focus on adverse effects. F1000Research, 8, 234.doi:10.12688/f1000research.16515.1

[5] Samanta, D. (2019). Cannabidiol: A Review of Clinical Efficacy and Safety in EpilepsyPediatric Neurology.doi:10.1016/j.pediatrneurol.2019.03.014

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Il CBD nell’epilessia riduce l’apparizione precoce della malattia
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Il CBD nell’epilessia riduce l’apparizione precoce della malattia
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L’uso del CBD nell’epilessia può ridurre gli attacchi epilettici all’apparizione delle forme infantili della malattia e pertanto riduce il rischio di ritardi dello sviluppo
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