Negli ultimi decenni, l’obesità si è trasformata in un grave problema di salute pubblica, dal momento che l’eccessivo aumento di peso porta ad un maggiore rischio di contrarre varie malattie croniche, tra cui il diabete, malattie cardiovascolari, disturbi muscoloscheletrici o alcuni tipi di cancro.

La prevalenza di obesità in adulti, bambini ed adolescenti è diventato un problema cruciale della salute mondiale. Come dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), le ultime cifre ufficiali (2016) parlano di volumi di 1.9 milioni di adulti in sovrappeso, 650 milioni di adulti e 124 milioni di minorenni sono addirittura obesi. In aggiunta, dal 1975, il tasso di obesità è circa triplicato in tutto il mondo.

Cosa sono il sovrappeso e l’obesità?

Secondo la OMS, “il sovrappeso e l’obesità vengono definite come accumulo di grasso anormale o eccessivo, che rappresenta un rischio per la nostra salute. L’obesità e l’eccesso di peso negli adulti vengono comunemente definiti dall’Indice di Massa Corporea (IMC), calcolato dal peso della persona (kg) diviso per il quadrato della sua altezza (m2)“:

IMC (Kg/m²) 16 – 18,5 18,5 – 25 25 – 30 > 30
Stato Sottopeso Peso normale Sovrappeso Obeso

Comprendere l’obesità

L’IMC è strettamente correlato con gli adipociti[1]. Gli adipociti sono cellule che giocano un ruolo cruciale nel bilancio energetico. Quando un tessuto adiposo cresce, gli adipociti aumentano di volume e numero[2]. Ad oggi, possiamo distinguere fino a tre tipi di tessuti adiposi:

Depositi di grasso:

– Tessuto adiposo bianco (WAT) è il responsabile di immagazzinare energia in forma di grasso ed di secernere ormoni.

Consumo di grasso:

– Tessuto adiposo bruno (BAT) aiuta a convertire l’energia in calore e genera un dispendio calorico, specialmente sotto prolungata esposizione al freddo (19ºC), ad esempio durante l’inverno. Grazie alla proteina UCP1 localizzata nelle membrane mitocondriali, si verifica un flusso di protoni attraverso la membrana mitocondriale interna ed in tal modo si genera calore, senza la necessità della complessa produzione di ATP (un componente chimico organico che genera energia). Infatti, l’esposizione al freddo di un animale genera un aumento dei BAT. D’altro canto, le persone obese presentano ridotti BAT. Il BAT è costituito da un’alta densità di mitocondri (fornitori di energia per la cellula).

– Tessuto adiposo beige (ATs beige) è anche capace di dissipare energia sottoforma di calore, sotto condizioni esterne, come esercizio e stress, e condizioni interne, ad opera degli ormoni della tiroide e degli attivatori dei recettori adrenergici. Così come il BAT, gli adipociti beige portano all’espressione del UCP1. Gli AT beige sono adipociti transizionali, cioè possono convertirsi da WAT a BAT come riposta ad uno stimolo. Questo cambiamento nel tipo di tessuto adiposo è valutato come un possibile nuovo approccio terapeutico contro l’obesità.

Il sistema endocannabinoide e l’obesità

Il sistema endocannabinoide (SEC) ha mostrato di essere coinvolto nel metabolismo energetico, nella regolazione temperatura corporea e nei processi infiammatori.

Bloccando il CB1 si produce una riduzione dell’assunzione di cibo e una trasformazione dei WAT in AT beige. In senso opposto però, attivando il CB1 si influenzano i percorsi del gusto ed odore, generando l’iperfagia (eccesso di fame) ed una conseguente accumulazione del grasso.

In aggiunta, sono stati anche studiati gli effetti del recettore CB2. Gli adipociti in soggetti obesi esprimono bassi livelli di UCP1. Tuttavia, dopo aver stimolato il CB2, quel livello aumenta notevolmente, con un conseguente maggiore dispendio energetico. In contrasto però, inibendo il recettore CB2 si potrebbe aumentare l’assunzione di cibo. Inoltre, il CB2 possiede l’abilità di stimolare il cambiamento dei WAT in BAT[3].

L’impatto della dieta occidentale sul sistema endocannabinoide

Studi recenti hanno mostrato che un aumento di acidi grassi omega-6 nella dieta indurrebbe all’obesità. Gli acidi grassi omega-6 sono precursori dell’anandamide (AEA) e del 2-Arachidonilglicerolo (2-AG), i due principali endocannabinoidi che attivano i recettori CB1 e CB2.

Un’eccessiva stimolazione del CB1 genera un aumento dell’assunzione calorica, diminuisce i tassi metabolici e perturba il SEC. Sia gli omega-6 che gli omega-3 competono per gli stessi enzimi. Di conseguenza, dal momento che la quantità di omega-6 è proporzionalmente più elevata della quantità di omega-6, la maggior parte di questi enzimi verranno utilizzati dagli acidi grassi omega-6. Questo fattore genera una produzione anormale di AEA e 2-AG, con una conseguente sovrastimolazione dei recettori CB1.

Ciò nonostante, una combinazione di integratori omega-3 e di cannabinoidi potrebbe pertanto rappresentare un interessante potente trattamento per l’obesità, dal momento che esso potrebbe ridurre la sintesi di AEA e 2-AG (per azione dell’omega-3) e al contempo potrebbe diminuire la densità dell’espressione del CB1 (per l’azione del tetraidrocannabinolo), generando una riduzione della sensibilità al AEA e 2-AG, che si verifica con una dieta ricca in omega-6/omega-3[4].

A sostegno di ciò, è stato notevolmente documentato che i consumatori cronici di cannabis presentano un ridotto IMC.

L’uso cronico di cannabis porta ad un ridotto IMC

La cannabis è ben conosciuta per l’aumento dell’appetito. Tuttavia, i risultati di uno studio prospettico di 3 anni negli USA mostrò che un aumento del consumo di cannabis sarebbe associato ad un minore IMC. Ciò potrebbe essere spiegato dal fatto che l’uso cronico di cannabis genera una minore densità dell’espressione del CB1, che risulta in un inferiore impatto dell’elevata quantità di AEA e 2-AG.

Un’altra spiegazione potrebbe derivare dal ruolo immunomodulatore del CB2. I suoi effetti antinfiammatori potrebbero aiutare a ridurre l’infiammazione del tessuto adiposo associata all’obesità. Ciò nonostante, sono ancora necessari ulteriori studi sull’argomento[5].

Il bloccaggio del CB1 e gli altri trattamenti che potrebbero aiutare a trattare l’obesità

I trattamenti attuali contro l’obesità includono cambi dello stile di vita, farmaci e chirurgia. In luce dei dati attualmente disponibili, bloccando il CB1 con l’utilizzo dei suoi antagonisti potrebbe rappresentare una via efficacie per contrastare l’obesità. Tuttavia, furono osservati effetti collaterali psicologici negativi dall’utilizzo dell’antagonista CB1 “Rimonabant”. Questi effetti collaterali possono essere riconducibili al blocco del CB1 localizzato nel sistema nervoso centrale. Di conseguenza, la sfida attuale è di sviluppare antagonisti al CB1 che non attraverserebbero la barriera ematoencefalica, mantenendo però la potenziale efficacia terapeutica[6].

In breve, una dieta variata e bilanciata insieme ad uno stile di vita salutare sono i modi migliori per evitare problemi di sovrappeso. Tuttavia, una maggiore comprensione del sistema endocannabinoide potrebbe essere una fonte di speranza, dal momento che i trattamenti a base di cannabinoidi potrebbero risultare efficaci e potrebbero limitare i gravi problemi di salute associati.

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[1] Engin, A. (2017). The Definition and Prevalence of Obesity and Metabolic Syndrome. Advances in Experimental Medicine and Biology, 1–17.doi:10.1007/978-3-319-48382-5_1

[2] Gregoire, F. et alt. Understanding Adipocyte Differentiation. 1998. Physiological Reviews, 78(3), 783–809.doi:10.1152/physrev.1998.78.3.783

[3] Rossi, F. et alt. Role of Cannabinoids in Obesity. International Journal of Molecular Sciences, 19(9), 2690. 2018, doi:10.3390/ijms19092690

[4] Clark, T. et alt. Theoretical Explanation for Reduced Body Mass Index and Obesity Rates in Cannabis Users. Cannabis and Cannabinoid Research, 3(1), 259–271. 2018. doi:10.1089/can.2018.0045