Al giorno d’oggi, la cannabis terapeutica è utilizzata come supporto per una moltitudine di malattie e sta mostrando risultati positivi. Una delle malattie di cui le persone possono soffrire è lo stress post-traumatico, che colpisce la salute mentale dell’individuo. Alcuni studi hanno attenzionato l’utilizzo di cannabis per il disturbo post-traumatico da stress, apportando ulteriori informazioni e conoscenze sui possibili trattamenti.

 

Cos’è il PTSD?

 

Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è una condizione che colpisce la salute della mente, normalmente causata da eventi traumatici, che si rivivono ripetutamente nella testa della persona, alterando in tal modo le emozioni e peggiorando la qualità di vita del paziente.

 

L’esperienza di alcuni pazienti potrebbe riguardare ricordi ripetuti dell’evento traumatico, attraverso pensieri invasivi, flashback ed incubi. Ciò influisce totalmente sulla funzione cognitiva della persona, sullo stato d’animo, sull’iperattività, sulle emozioni e sulla stabilità psicologica, con la possibilità di compromettere la vita sociale. Inoltre, ciò causa significativi disturbi del sonno ed alterazioni delle relazioni personali ed interpersonali. “L’effetto è un’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofiso, così come del lucus ceruleus e del sistema noradrenergico, regioni che sono collegate con l’amigdala e l’ippocampo, mediando rispettivamente la paura condizionata ed il consolidamento della memoria.

 

La fisiopatologia del PTSD coinvolge vari neurotrasmettitori, tra cui quello noradrenergico, il serotoninergico, i cannabinoidi endogeni ed i sistemi oppioidi, ma anche l’asse ipotalamo-ipofisi surrene ed il rilascio del fattore di emissione della corticotropina, che sono sistemi coinvolti in altre condizioni psichiatriche, come i disturbi dell’umore e l’ansia” 1

 

La relazione tra il sistema endocannabinoide ed il PTSD

 

Come accennato precedentemente, il PTSD incide sul neurotrasmettitore ‘cannabinoide endogeno’, meglio conosciuto come sistema endocannabinoide (SEC). Questo sistema include due principali recettori, conosciuti come CB1 e CB2. Siamo principalmente interessati nel CB1, dal momento che esso è situato maggiormente nel cervello ed è ampiamente espresso in aree come quelle dell’amigdala, dell’ippocampo e della corteccia prefrontale.

 

È stato scoperto che la cannabis può bloccare la consolidazione dei ricordi avversi, della paura e dell’ansia, tramite l’attivazione dei recettori CB1 nell’amigdala, aumentando al contempo i livelli della serotonina nella corteccia prefrontale, offrendo in tal modo proprietà antidepressive. In fine, l’attivazione dei recettori CB1 nell’ippocampo, aumenta la formazione di nuovi neuroni. “In senso opposto, un basso tono del SEC contribuisce all’iperattivazione dell’amigdala, con conseguenti sintomi ansiosi ed iperattivi, tipici del post-traumatico da stress, tra cui disturbi del sonno, deterioramento della memoria e cognitivo, depressione e suicidio””.1

 

La ricerca preclinica ha già mostrato alcune qualità promettenti della cannabis in relazione alla riduzione, o addirittura all’estirpamento, della paura e ad aumentare il consolidamento terapeutico delle memorie emozionali. Tuttavia, l’attuale evidenza esistente in riferimento all’uso di cannabis in umani con PTSD è minima e spesso può essere considerata controversa.

 

La ricerca sull’uso di cannabis per il disturbo post-traumatico da stress

 

Sebbene l’evidenza sia minima, è tuttavia promettente. Per esempio, uno studio su pazienti con PTSD cronico, già in trattamento medico farmacologico, mostrò che aggiungendo 5mg di THC due volte al giorno risultava in una migliore qualità del sonno e minori incubi. Furono riportati effetti collaterali lievi (come bocca secca, capogiri, mal di testa).[1] Un report differente mostrò che i pazienti che assumevano quotidianamente CBD (48.64mg), per via orale, per un periodo di 8 settimane notarono una generale diminuzione dei sintomi del PTSD, migliorando infatti il sonno, riducendo l’ansia e regolando i processi relativi alla memoria, mostrando inoltre un buon livello di tolleranza[2]

 

Un altro studio, con una durata di 30 giorni, ha anche mostrato che persone con possibile PTSD che usavano cannabis, lo facevano principalmente per indurre il sonno e per fronteggiare la situazione, sebbene non furono riscontrate altre associazioni tra il PTSD ed ulteriori motivazioni.[3] Tuttavia, l’utilizzo per motivazioni inerenti al sonno rappresenta un aspetto importante in merito alla sintomatologia del post-traumatico da stress.

Precedenti risultati di investigazioni riportarono che il nabilone, un cannabinoide sintetico che imita il tetraidrocannabinolo, era in grado di alleviare gli incubi, ad un dosaggio di massimo 6 mg giornalieri (un’ora prima di andare a dormire) [4]. La presente relazione venne utilizzata per replicare tali risultati con il THC in individui con PTSD.

Limitazioni

Ci sono alcuni svantaggi che potrebbero influenzare i risultati di questi articoli e studi. Per esempio, alcune limitazioni potrebbero riguardare la piccola grandezza del gruppo analizzato, la mancanza di controllo con placebo, di una valutazione a lungo termine ed inoltre che il principale obbiettivo dello studio era solamente di fornire prove preliminari sulla tolleranza della cannabis come trattamento aggiuntivo[5].

Inoltre, sebbene ci possano essere miglioramenti nella sintomatologia del PTSD, il THC è un componente psicoattivo presente nella pianta di marijuana e un suo uso cronico ricreativo può essere associato con la dipendenza da disfunzione cognitiva correlata al THC e causare un rischio di psicosi1

Concludendo, sebbene ci siano risultati promettenti emersi da questi studi e report sull’uso della cannabis per il disturbo post-traumatico da stress, specialmente per aiutare con gli incubi, nel caso del THC, o come ansiolitico (CBD), gli scienziati devono prima ampliare le conoscenze sugli appropriati livelli di dosaggi. Si devono anche considerare che i cannabinoidi potrebbero essere più efficaci e presentare effetti collaterali meno complicati, rispetto per esempio all’alcol e ad altri psicofarmaci. Tuttavia, ulteriori investigazioni sull’interazione molecolare tra il post-traumatico da stress ed il SEC potrebbero aumentare i possibili trattamenti efficaci.

[1] Orsolini, L. et alt. (2019). Use of Medicinal Cannabis and Synthetic Cannabinoids in Post-Traumatic Stress Disorder (PTSD): A Systematic Review. Medicina, 55(9), 525. doi:10.3390/medicina55090525

[2] Elms, L., et alt. (2018). Cannabidiol in the Treatment of Post-Traumatic Stress Disorder: A Case Series. The Journal of Alternative and Complementary Medicine. doi:10.1089/acm.2018.0437

[3] Bonn-Miller, M. O., et alt. (2014). Using cannabis to help you sleep: Heightened frequency of medical cannabis use among those with PTSD. Drug and Alcohol Dependence, 136, 162–165. doi:10.1016/j.drugalcdep.2013.12.008

[4] Fraser, G. A. (2009). The Use of a Synthetic Cannabinoid in the Management of Treatment-Resistant Nightmares in Posttraumatic Stress Disorder (PTSD). CNS Neuroscience & Therapeutics, 15(1), 84–88. doi:10.1111/j.1755-5949.2008.00071.x

[5] Roitman, P., et alt. (2014). Preliminary, Open-Label, Pilot Study of Add-On Oral Δ9-Tetrahydrocannabinol in Chronic Post-Traumatic Stress Disorder. Clinical Drug Investigation, 34(8), 587–591. doi:10.1007/s40261-014-0212-3