Un quarto della popolazione in Europa soffre di depressione prima o poi nell’arco della propria vita. Per coloro con depressione da moderata a grave, i farmaci antidepressivi potrebbero essere necessari. Sfortunatamente, il trattamento attuale non sempre migliora i sintomi ed i pazienti rimangono spesso senza ulteriori opzioni terapeutiche. Per questo motivo, si sta cercando un nuovo tipo di farmaco antidepressivo ed il CBD potrebbe essere uno dei candidati più promettenti.

Cos’è la depressione?

L’Organizzazione Mondiale della Salute definisce la depressione come “un disturbo mentale comune, caratterizzato da tristezza persistente e perdita d’interesse per attività normalmente gradevoli, accompagnate dall’impossibilità di condurre attività quotidiane, con una durata di almeno due settimane”.

La depressione viene spesso accompagnata da poca energia, sbalzi d’appetito, ansia, più o meno sonno del normale, difficoltà di concentrazione, sensazione di mancanza d’utilità e sconforto; in caso di depressione più grave si possono anche verificare pensieri di autolesionismo o suicidio.

Perché alcune persone sviluppano depressione ed altri no? Sembrerebbe che alcuni di noi siano geneticamente predisposti alla depressione, ma fattori ambientali, come stress cronico e traumi, giocherebbero anche un importante ruolo.

In base al livello di gravità, il trattamento potrebbe comprendere una terapia assistenziale (consueling), farmaci o la combinazione di entrambe. Sfortunatamente però, meno della metà della popolazione mondiale riceve un trattamento per la depressione.

Mentre una recente metanalisi ha mostrato che gli antidepressivi sono più efficaci nel trattamento della depressione rispetto al placebo, alcuni di essi generano effetti collaterali che i pazienti reputano spesso intollerabili. Gli antidepressivi come gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI) sono classificati come serotoninergici, cioè in grado di modificare i livelli di serotonina nel corpo. La Serotonina o 5-idrossitriptamina (5-HT) è un tipo di neurotrasmettitore che modula l’attività neuronale e fornisce un indizio sul perché il cannabidiolo (CBD) potrebbe rappresentare un farmaco antidepressivo del futuro.

Il CBD e la Serotonina

Il CBD è un tipo di cannabinoide presente nella pianta di cannabis. Privo di qualunque effetto intossicante, episodi aneddotici e studi preclinici suggeriscono che il CBD abbia un effetto antidepressivo. Sapendo che il CBD attiva il recettore 5-HT1A, gli scienziati hanno studiato il cannabinoide in modelli animali con depressione, ottenendo il diffuso consenso che il CBD migliori i sintomi della depressione, molto probabilmente grazie all’attivazione dei recettori 5-HT1A nel cervello.

Al fine di confermare il ruolo di questa attivazione della serotonina, in uno studio un gruppo di animali ricevette un antagonista del recettore 5-HT1A insieme al CBD, impedendo al cannabinoide di legarsi con il recettore della serotonina. Questo sembrò prevenire gli effetti di miglioramento dell’umore prodotti dal CBD. Per questo motivo l’attivazione del recettore 5-HT1A potrebbe indurre un effetto simile all’antidepressivo.

Un altro studio mostrò che, al fianco della serotonina, il CBD induceva un aumento della produzione di glutammato, un neurotrasmettitore eccitatorio rilasciato dalle cellule nervose nel cervello, con conseguenti effetti antidepressivi immediati negli animali studiati.

L‘Anedonia, l’incapacità di provare piacere per attività normalmente piacevoli, è un sintomo comune della depressione ed una caratteristica riscontrata in ratti Wistar-Kyoto (WKY) con depressione. I ricercatori notarono che la somministrazione di CBD mostrava un effetto ‘proedonico’ sui ratti depressi, che dimostrarono miglioramenti in curiosità e motivazione. Si concluse che “queste scoperte ampliano le limitate conoscenze sugli effetti antidepressivi del CBD, mostrati ora per la prima volta in un modello genetico animale di depressione.

CBD, Depressione ed il Sistema Endocannabinoide

Un’ulteriore ragione per cui il CBD sembra possedere effetti antidepressivi potrebbe essere inerente a come il cannabinoide interagisce con il sistema endocannabinoide.

Il sistema endocannabinoide (SEC) è un’ampia rete di sedi di recettori, presenti principalmente nel sistema nervoso centrale (CB1) e nel sistema immunitario (CB2), ma anche in altri sistemi (CB1/CB2). Essi sono attivati da chimici a base lipidica chiamati endocannabinoidi (es. 2-araquidonil-glicerolo; 2-AG e anandamide; AEA-) che vengono scomposti dagli enzimi (FAAH e MAGL) nel corpo. Il SEC è conosciuto come un regolatore omeostatico, cioè esso produce l’equilibrio di tutte le funzioni biologiche, tra cui l’appetito, la riproduzione, la percezione del dolore, la funzione immunitaria, la proliferazione cellulare e, ovviamente, lo stato d’animo.

Un indizio del perché il SEC potrebbe giocare un ruolo cruciale nella depressione venne rivelato in uno studio su soggetti con una mutazione genetica promotrice di felicità altamente interessante. Essi producevano inferiori livelli dell’enzima idrolasi delle amidi degli acidi grassi (FAAH), che scompone l’anandamide nel corpo. In animali ed umani, il conseguente potenziamento della segnalazione degli endocannabinoidi migliorava la capacità di ignorare la sensazione di paura e riduceva i comportamenti ansiosi.

Ciò nonostante, si verificò l’esatto opposto quando venne sviluppato per l’obesità un farmaco bloccante del recettore CB1, chiamato rimonabant. Mentre il rimonabant induceva l’appetito e la lipogenesi, bloccando i recettori CB1 si causavano maggiori incidenze di disturbi comportamentali tra i pazienti. Di conseguenza, il farmaco venne ritirato.

Il 2-AG, l’altro cruciale endocannabinoide, mostra anche segnali di disregolazione negli stati depressivi. In uno studio condotto su donne con depressione, venne riscontrato che il 2-AG era significativamente più basso, con livelli che continuavano a diminuire ulteriormente in base alla durata dello stato depressivo. È interessante notare che i livelli bassi di anandamide erano associati con sintomi di tipo ansioso.

Sembrerebbe pertanto che un corretto funzionamento del SEC sia fondamentale per mantenere il nostro benessere mentale e che i farmaci che mirano al sistema endocannabinoide potrebbero rappresentare nuovi antidepressivi nel futuro. Ciò ci porta al CBD.

Si ritiene che il CBD possa “moderatamente inibire la degradazione dell’anandamide” sia bloccando lo stesso FAAH che legandosi con le proteine vincolate agli acidi grassi (FABP) che trasportano l’anandamide al FAAH, affinché venga scomposta. Uno studio su pazienti con schizofrenia mostrò che somministrando CBD i livelli di anandamide aumentavano e miglioravano i sintomi psicotici.

Sebbene la depressione e la psicosi siano poli opposti in merito alle diagnosi ed ai trattamenti, i risultati evidenziano come il CBD possa migliorare i sintomi correlati alle malattie mentali e che l’abilità dei cannabinoidi di aumentare i livelli di anandamide potrebbe essere un fattore cruciale.

CBD per la Depressione – Prove Cliniche

Le favorevoli evidenze aneddotiche e le ricerche precliniche sugli animali non sono ancora abbastanza per provare definitivamente che il CBD possiede un effetto antidepressivo sugli umani. Sebbene si siano ottenuti risultati positivi da un gran numero di studi sugli umani per altre problematiche di salute mentale, come PTSD ed ansia sociale, per ora non esistono studi clinici completi che esaminano il CBD in relazione alla depressione.

Tuttavia, attualmente in Brasile si stanno reclutando pazienti per condurre un test clinico utilizzando il CBD per la depressione bipolare in 100 soggetti. I pazienti riceveranno 150mg – 300mg di CBD al giorno per 12 settimane.

Nel frattempo, assumere CBD per la depressione continua a rappresentare una delle ragioni più popolari delle persone che passano all’olio di CBD, qualcosa che si spera venga presto anche supportata da dati clinici.

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Vari scienziati investigano sull’uso del CBD per la depressione, una malattia che colpisce un quarto della popolazione in Europa.
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