All’inizio del 2013 venne approvato il primo decreto (DM 23/01/2013) che autorizzò l’uso della cannabis terapeutica in Italia. In concreto, da quel momento,  venne permesso l’utilizzo del delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e tutte le medicine di origine vegetale a base di Cannabis.

Tale decreto, però, non includeva le relative disposizioni sui prodotti a base di cannabis in Italia e neanche veniva menzionato il rimborso, da parte dello Stato, del costo totale o di una parte del prodotto, come avviene con i farmaci tradizionali. Questo comportava la necessità di importare la cannabis medicinale da altri paesi, rendendo il costo dei prodotti a base di cannabis elevato per i pazienti che ne avevano bisogno a fini terapeutici.

Un anno dopo, nel 2015, venne data l’approvazione per la coltivazione in Italia di cannabis terapeutica. La produzione della cannabis venne concessa unicamente allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze (SCFM), grazie ad una collaborazione tra il Ministero della Salute ed il Ministero della Difesa per garantire l’accesso dei pazienti ai prodotti a base di cannabis per un prezzo adeguato e sicuro. Due anni dopo, nel settembre del 2016 furono disponibili “i primi lotti di sostanza attiva di origine vegetale a base di cannabis essiccata e macinata, denominata Cannabis FM2, da produrre in base alle richieste delle Regioni e di Pubbliche Amministrazioni”. Tale prodotto, come riporta il sito di Salute del Governo Italiano, contiene THC tra il 5% e l’8% e CBD tra il 7,5% e il 12%.

Il SCFM vende direttamente il cannabis alle farmacie italiane. La prima fu in provincia di Vicenza, il 3 gennaio del 2017. Il prezzo è circa 15 euro al grammo ed ora sono sempre più numerose  le regioni dove è possibile acquistare cannabis terapeutica nelle farmacie con ricetta medica. Tra queste, recentemente, anche il Lazio.

Regioni  che approvano l’uso della cannabis terapeutica attraverso il Servizio Sanitario

Attualmente, in tutte le regioni di Italia è possibile ricevere una prescrizione dal proprio medico nel caso di una patologia trattabile con cannabis terapeutica. La situazione è distinta nel caso in cui il paziente voglia ottenere un rimborso da parte del Servizio Sanitario Regionale, SSR.

Attualmente solo poche regioni consentono un reale ed agevole accesso alla cannabis: Campania, Emilia Romagna, Toscana, Piemonte, Puglia, Veneto; in altre è possibile teoricamente avere cannabis mutuabile e sono stati registrati casi di tale accesso: Calabria, Liguria, Lombardia, Trentino.

Ogni regioneè autonoma nel decidere per quali patologie si può ottenere un rimborso da parte del SSR e quali no. In linea generale vengono evidenziate: sclerosi multipla, dolore oncologico e cronico, cachessia (in anoressia, HIV, chemioterapia), vomito, inappetenza da chemioterapici, glaucoma, sindrome di Tourette.

Nei casi citati sopra o per altre patologia, si consiglia di rivolgersi al servizio sanitario della propria regione per avere maggiori informazioni in merito e a uno specialista per poter avere indicazioni in merito ad un trattamento con cannabis terapeutica per la propria patologia.