Il ruolo dell’anandamide nel corpo umano

L’anandamide è uno dei principali cannabinoidi endogeni, che quando è necessario viene autoprodotto dal cervello e che potrebbe avere la possibilità di giocare un ruolo importante nella percezione degli effetti euforici causati dalla cannabis.

Anandamida | Kalapa Clinic

Cos’è l’anandamide?

I recettori CB1 e CB2, insieme ai principali cannabinoidi endogeni (endocannabinoidi, eCBs), anandamide (AEA) e 2-arachidonil-glicerolo (2-AG), vennero scoperti per la prima volta circa 20-25 anni dopo che il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) venne isolato, intorno alla metà degli anni Sessanta.[1]

L’anandamide è caratterizzata da una lunga catena di amidi di acidi grassi ed il suo nome deriva dalla parola sanscrita “Ananda”, che significa “estasi eterna”, dal momento che questo endocannabinoide produce sensazioni di euforia. Dalla sua scoperta, è considerato come la “molecola della beatitudine”, che è anche responsabile dello “sballo del corridore”, che la maggior parte degli atleti descrivono[2], così come degli effetti euforici dell’utilizzo di altre droghe. In generale, molti studi hanno indicato che l’AEA esercita complessivamente un effetto modulante sul circuito cerebrale.[3]

L’amide idrolasi degli acidi grassi (FAAH) e la monoacil-glicerolo lipasi (MAGL) sono enzimi specifici coinvolti nella modulazione del tono degli endocannabinoidi. L’AEA ed il 2-AG, entrambi cannabinoidi endogeni, che fanno parte delle sottoclassi conosciute come N-aciletanolammine (NAE) e monoacilgliceroli (MAG), vengono rispettivamente metabolizzati enzimaticamente dal FAAH e dal MAGL. Il FAAH può anche metabolizzare il 2-AG, sebbene in misura inferiore. [2] [3]

 Il sistema endocannabinoide (SEC) può essere suddiviso in tre principali categorie: ligandi endogeni, ricettori di membrana ed enzimi di disattivazione.

Un meccanismo di proteine di trasporto sostengono il retrogrado degli eCB dalle cellule post-sinaptiche delle membrane, per legarsi ai recettori cannabinoidi presenti nella membrana presinaptica. Questo meccanismo di trasporto riconsegna gli eCB alla membrana postsinaptica, dove vengono degradati tramite gli enzimi FAAH o MAGL, per l’anandamide ed il 2-AG. [2]

Sebbene l’AEA e il 2-AG abbiano strutture simili, possiedono cruciali differenze, che sono infatti responsabili dei diversi ruoli fisiologici e fisiopatologici. Per esempio, 1) essi vengono regolati da differenti percorsi di biosintesi e degradazione; 2) i livelli di AEA nei tessuti del cervello sono da 10 a 100 volte inferiori di quelli del 2-AG; 3) la AEA (così come il THC) attiva i recettori cannabinoidi con una bassa efficacia intrinseca (agonista parziale), mentre il 2-AG è un agonista, con un’elevata efficacia intrinseca (agonista totale). [3]

Il ruolo dell’anandamide

Vari studi hanno mostrato come l’anandamide giochi un ruolo chiave nella regolazione di vari processi nel corpo.

L’anandamide durante il parto

Esistono differenti segnali che contribuiscono al processo di parto. Le evidenze hanno indicato che l’AEA sarebbe coinvolta in questo processo e addirittura lo regolerebbe. L’AEA viene prodotta nella placenta, riscontrando un aumento significativo dei suoi livelli nel plasma nelle donne in travaglio, rispetto a pazienti sottoposti a parto cesareo prima dell’inizio del travaglio. In aggiunta, i livelli di AEA nel plasma aumentano dopo l’induzione del travaglio.

Inoltre, l’ossitocina (OT), un ormone peptide prodotto dall’ipotalamo, che gioca un ruolo nella riproduzione e nel parto, regola la contrattilità del miometrio (contrazioni). Un aumento della sintesi di OT e l’espressione del recettore dell’ossitocina (OTR) vennero osservati nella placenta a termine. Nell’ipotalamo dei topi, l’AEA modula il rilascio di OT, suggerendo una possibile associazione tra l’AEA e la segnalazione OT/OTR.

In aggiunta, lo studio mostrò che i livelli di proteine e l’attività enzimatica del FAAH (amidi idrolasi degli acidi grassi), il principale regolatore del tono di AEA, erano inferiori nei campioni di placenta di un parto vaginale, rispetto a quello cesareo.

Queste osservazioni suggeriscono perché il tono di AEA nella placenta aumenta con il travaglio. In aggiunta, i risultati propongono che l’AEA è una molecola importante nel processo di parto, contribuendo alla modulazione del sistema OT/OTR nella placenta umana. [4]

L’anandamide per le condizioni croniche

Si ipotizza che condizioni croniche, come Disturbi da Stress Post Traumatico (PTSD), emicranie, fibromialgia, e malattie infiammatorie intestinali, sarebbero il risultato di deficienze nella segnalazione degli endocannabinoidi. Ciò sarebbe infatti causato da inferiori livelli circolanti di segnalazione degli endocannabinoidi. Questa ridotta quantità è stata anche associata ai disturbi comportamentali, come ansia e stress ambientale.

Tali comportamenti hanno un effetto sugli endocannabinoidi, dal momento che essi regolano al ribasso i recettori CB1 e riducono i livelli di AEA (anandamide), insieme ad aumentare quelli di 2-AG. Uno studio analizzò persone a cui vennero somministrati 300 mg di CBD puro isolato per trattare la loro ansia, in un “test stressante di discorsi pubblici” (SPST), che si determinò abbia effetti comparabili agli ansiolitici farmaceutici come le benzodiazepine (ValiumTM). Il CBD può contrastare gli effetti indesiderati del THC quando somministrato in concomitanza. [2]

Ansia nei ratti

In un altro studio si evinsero molteplici dati che hanno mostrato che la metanandamide (uno stabile analogo dell’anandamide) iniettato nella corteccia prefrontale di topi produceva una risposta ansiolitica. Tali risultati implicano che l’anandamide possieda proprietà contro l’ansia, grazie al meccanismo di rilascio e formazione dell’anandamide.

L’anandamide non viene immagazzinata nelle vescicole sinaptiche. Tuttavia, è sintetizzata e rilasciata nello spazio sinaptico a seguito di un’attivazione neuronale. Apparentemente, i suoi livelli e quelli di FAAH, in stati di ansia e depressione, sarebbero maggiori nelle aree cerebrali coinvolte nella regolazione dello stato d’animo e delle emozioni. Pertanto, l’inibizione del metabolismo dell’anandamide promuoverebbe l’attivazione di CB1, principalmente dove i livelli di AEA erano massimi.

Tuttavia, i ricercatori riportarono un innalzamento dei livelli di anandamide in ratti con URB597 (un inibitore relativamente selettivo dell’enzima delle amidi idrolasi degli acidi grassi), che mostrò la capacità di ridurre l’ansia associata all’astinenza da alcol.

Altri ricercatori riportarono anche che un knockout di MGL (Monogliceride lipasi che influenza il metabolismo energico) nei topi, con elevati livelli di 2-AG, mostrava miglioramenti delle capacità di apprendimento e memoria in specifiche condizioni. [1]

Modulazione del dolore

Sia l’anandamide che il 2-AG vengono prodotti nei tessuti che sono stati danneggiati ed attivano i recettori cannabinoidi per sopprimere la sensibilizzazione delle fibre nervose a segnali nocicettivi e/o per mitigare l’infiammazione. Di conseguenza, uno studio mostra che l’AEA può modulare il dolore tramite: 1) l’inibizione dei segnali nocicettivi nelle sinapsi grazie all’attivazione dei recettori CB1; 2) venendo trasformata dagli enzimi COX-2 in prostamidi (molecole analgesiche); 3) riducendo l’infiammazione attraverso l’attivazione del CB2 e di altri recettori. [2]

Schizofrenia

La sintesi dell’anandamide si ritiene avvenga attraverso varie vie. Supponendo che i meccanismi possano essere diversi, tale sintesi potrebbe differire in distinti processi fisiologici e fisiopatologici. Vari gruppi di ricerca hanno riscontrato alterazioni nei livelli di AEA e dei relativi acilamidi in individui schizofrenici.

Curiosamente, la stimolazione del recettore dopaminergico D2 aumenta i livelli di anandamide nel corpo striato e gli antagonisti del recettore CB1 sopprimono la crescente locomozione notata con un agonista al recettore D2. Questo può chiarire come i percorsi sintetici dell’anandamide potrebbero essere importanti per comprendere l’eziologia della schizofrenia. [5]

Anandamide nei reni

I reni sono ricchi di anandamide e di enzimi che la metabolizzano, sebbene l’informazione sui suoi ruoli nei reni siano ancora insufficienti e debbano essere ulteriormente studiati.

Dato che l’AEA ed i suoi metaboliti possono essere considerati come modulatori della segnalazione nell’infiammazione, essi potrebbero influire sugli stati associati all’infiammazione e su malattie cardiovascolari relative all’iperomocisteinemia, come nelle malattie croniche renali.

Con oltre il 60% della popolazione mondiale che nell’arco della propria vita presenta l’insorgenza di ipertensione o malattie croniche renali, l’AEA ed i suoi metaboliti prostamidi possono avere la capacità di modulare le funzioni renali di base, che influenzano queste malattie.

Tuttavia, una maggiore comprensione ed ulteriori ricerche dei ruoli fisiopatologici dell’anandamide, delle prostamidi ed degli altri metaboliti dell’AEA aiuterebbe a migliorare le terapie esistenti ed i marcatori diagnostici di queste malattie.[6]

Conclusione

Per concludere, il ruolo della produzione naturale di endocannabinoidi, come l’anandamide, gioca vari ruoli nelle funzioni del nostro corpo, che possono aiutare in svariate patologie, se la cannabis medica viene amministrata per aiutarle. I trattamenti con cannabis terapeutica dovrebbero essere guidati da uno specialista.

[1] Mechoulam, R., & Parker, L. A. (2013). The Endocannabinoid System and the Brain. Annual Review of Psychology, 64(1), 21–47.

[2] Silver, R. J. (2019). The Endocannabinoid System of Animals. Animals, 9(9), 686.

[3] Scherma, M., Masia, P., et alt (2018). Brain activity of anandamide: a rewarding bliss? Acta Pharmacologica Sinica.

[4] Accialini, P., Etcheverry, T. et alt (2020). Anandamide regulates oxytocin/oxytocin receptor system in human placenta at term. Placenta, 93, 23–25.

[5] Lu, H.-C., & Mackie, K. (2016). An Introduction to the Endogenous Cannabinoid System. Biological Psychiatry, 79(7), 516–525.

[6] Ritter, J. K. (2016). Anandamide and its metabolites what are their roles in the kidney. Frontiers in Bioscience, 8(2), 264–277.